Jobs Act. Revisione forme contrattuali. Decreto legislativo n.81/2015

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Premessa

Sulla Gazzetta Ufficiale del 24 giugno 2015 è stato pubblicato il decreto legislativo 15 giugno 2015, n.81, recante la “Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni”.

Il decreto si propone di riordinare e rivedere le tipologie contrattuali flessibili con l’obiettivo di sostenere forme di lavoro a tempo indeterminato e rafforzare le opportunità di ingresso nel mondo del lavoro da parte di coloro che sono in cerca di occupazione.

Il decreto in commento entra in vigore dal 25 giugno 2015, salvo previsioni specifiche per le quali sono previste particolari decorrenze.

Si tratta di tutta una serie di provvedimenti legislativi corposi e complessi e Confagricoltura, nelle fasi preparatorie della riforma, si è attivata nelle sedi istituzionali competenti per far comprendere al Governo, e alle principali forze politiche che lo sostengono, le particolarità del lavoro agricolo e la necessità di salvaguardare gli attuali livelli di flessibilità del sistema (che peraltro hanno consentito al settore primario, in questo settennio di crisi, di mantenere i livelli occupazionali preesistenti ed in alcuni anni addirittura di accrescerli).

E così, grazie anche alla nostra azione, la disciplina del rapporto di lavoro a termine, come modificata dal decreto in commento, non si applica ai rapporti di lavoro tra i datori di lavoro dell'agricoltura e gli operai a tempo determinato, in virtù dell’espressa esclusione contenuta all’art. 29, c. 1, lett. b), del decreto medesimo, che riproduce testualmente l’esclusione già contemplata nell’art. 10, c.2, del d.lgs. n.368/2001.

Si tratta di un importante risultato, non semplice, né scontato, che consente alle imprese agricole di poter continuare ad occupare gli operai a tempo determinato in modo estremamente flessibile, senza obblighi di forma, né limiti di durata, di proroga e di reiterazione.

Lavoro a tempo determinato

Premettiamo fin da subito che le modifiche introdotte dal decreto trovano applicazione nelle imprese agricole che occupano impiegati, quadri e dirigenti,

La nuova disciplina del rapporto di lavoro a termine non incide sui rapporti di lavoro tra i datori di lavoro dell'agricoltura e gli operai a tempo determinato così come definiti dall'articolo 12, c. 2, del d.lgs. n.375/1993.

Pertanto, la disciplina applicabile ai rapporti di lavoro a tempo determinato con gli operai agricoli (OTD) – caratterizzata dalla massima flessibilità – resta invariata.

Lavoro accessorio - Voucher

E’ stata operata una revisione dell'istituto del lavoro accessorio (cd. voucher) che, come noto, consiste in prestazioni retribuite mediante buoni orari dal valore unitario prefissato.

Rispetto alla disciplina previgente il nuovo decreto legislativo apporta, in via generale, le seguenti modifiche:

  • viene elevato a 7.000 euro (netti) il limite      annuo relativo all'importo complessivo del valore dei buoni lavoro che      ciascun prestatore può percepire (il predente limite era pari, per l'anno      2015, a 5.060 euro netti);
  • resta fissato a 2.000 euro annui il limite che      il prestatore di lavoro può ricevere da un singolo committente qualora      quest’ultimo sia un imprenditore o un professionista (non agricolo).
  • Per l’agricoltura, nel bene e nel male, ci sono invece      regole speciali e riteniamo debbono comunque prevalere, compresa quella      che fissa nel limite generale (7.000 euro, già 5.060) quello applicabile      alle imprese agricole. Sul punto      occorrerà comunque attendere chiarimenti da parte della amministrazioni      competenti;

 

  • viene messa a regime la norma, già operante      in via sperimentale per gli anni 2013 e 2014 (e prorogata di volta in      volta dalle cosiddette leggi milleproroghe), che consente ai percettori di      prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito (integrazioni      salariali, indennità di disoccupazione, etc.) di effettuare prestazioni di      lavoro accessorio (anche in agricoltura) nel limite unico di 3.000 euro      annui;
  • viene modificata la disciplina della      comunicazione obbligatoria che precede l'inizio della prestazione:

ü  deve essere effettuata, alla direzione territoriale del lavoro competente (prima: all'INPS). A tal proposito si segnala che - al fine di consentire i necessari adeguamenti informatici - l'obbligo di comunicazione, nelle more, dovrà continuare ad essere assolto con le modalità attuali (Ministero del lavoro, nota del 25 giugno u.s. che si allega alla presente);

ü  deve indicare anche il luogo della prestazione (prima: solo dati anagrafici e codice fiscale del lavoratore);

ü  riguarda prestazioni rese in un arco temporale non superiore ai trenta giorni successivi (prima non era specificato dalla norma).

Particolare rilievo assume, nel nuovo sistema dei voucher, la disciplina del valore del buono sul quale, come si ricorderà, molto si è dibattuto in passato.

In via transitoria il valore del buono resta fissato in 10 euro, in attesa del decreto ministeriale che dovrà fissare il valore tenendo conto della media delle retribuzioni rilevate per le diverse attività lavorative, oltre che del parere delle parti sociali.

Per il settore agricolo viene precisato che tale valore è pari all'importo della retribuzione oraria fissata della contrattazione collettiva, stipulata dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Vale la pena sottolineare che per il lavoro accessorio in agricoltura vengono mantenute le particolari caratteristiche relative alle tipologie di prestatori e di mansioni:

  • attività stagionali effettuate da pensionati e      giovani studenti under 25 per la generalità delle aziende;
  • nessuna limitazione relativa alla stagionalità e      alle categorie soggettive (studenti e pensionati) per le aziende con      fatturato inferiore a 7.000 euro che, però, non possono avvalersi di      soggetti iscritti negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli nel      precedente anno solare.

 

 

Collaborazioni coordinate e continuative, a progetto, occasionali

A decorrere dal 25 giugno 2015, non è più possibile instaurare nuovi contratti di collaborazione a progetto o di collaborazione occasionale (nota anche come "mini cococo").

Le norme abrogate restano transitoriamente in vigore solo per regolare i contratti di collaborazione già in atto alla data di entrata in vigore del decreto in commento (25 giugno 2015).

Pertanto, a decorrere dal 25 giugno 2015:

  • non è più possibile      instaurare nuove collaborazioni a progetto (co.co.pro) o occasionali (mini      co.co.co.);
  • i rapporti di      collaborazione in essere alla predetta data continueranno ad essere      regolati, fino a scadenza naturale del contratto, dalle norme previgenti.

Dal gennaio 2016 , quindi, tutte le collaborazioni continuative che si concretizzano in prestazioni esclusivamente personali e che risultano organizzate dal committente (che ne decide tempi e luoghi) saranno assoggettate alla disciplina prevista per i rapporti di lavoro subordinato.

Per l’assoggettamento alla disciplina del lavoro subordinato è necessario che ricorrano congiuntamente tutte e tre le condizioni previste, e cioè che le prestazioni oggetto della collaborazione siano:

  1. continuative;
  2. esclusivamente      personali;
  3. organizzate dal      committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro.

Da sottolineare che tra le eccezioni non sono più ricomprese – come in precedenza (art. 61, c.3, d.lgs. n.276/2003) – le collaborazioni con soggetti titolari di pensione di vecchiaia.

 

Associazione in partecipazione con apporto di lavoro (art. 53)

Viene modificata radicalmente la disciplina del contratto di associazione in partecipazione il cui impiego, era già stato notevolmente circoscritto dalla riforma Fornero (legge n. 92 del 2012), al fine di limitare il più possibile il rischio di associazioni non genuine (che mascheravano cioè rapporti di lavoro subordinato).

Più in particolare il nuovo secondo comma dell'art. 2549 c.c. (come modificato dalla normativa in commento) prescrive che "nel caso in cui l'associato sia una persona fisica l'apporto di cui al primo comma non può consistere , nemmeno in parte, in una prestazione di lavoro".

Viene dunque vietata l'associazione in partecipazione con apporto di lavoro da parte di un associato persona fisica. Si tratta di una novità negativa per il settore primario che, per le sue caratteristiche intrinseche, faceva un significativo impiego di tale forma contrattuale soprattutto per la gestione dei punti vendita aziendali e delle attività agrituristiche.

Sono fatti salvi gli effetti dei contratti di associazione in partecipazione con apporto di lavoro già stipulati, che dunque proseguono regolarmente fino alla loro cessazione naturale.

Ci riserviamo di tornare sull’argomento non appena le amministrazioni competenti avranno fornito i necessari chiarimenti operativi ed interpretativi.

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