Il caldo sta cambiando la qualità e il grado dei vini

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Verona, 26 gennaio 2018Il cambiamento del clima che si sta verificando negli ultimi anni sta producendo una lenta metamorfosi dei vigneti e dei vini. Le temperature oltre i 35 gradi che si verificano sempre più frequentemente in luglio e agosto stanno portando a un anticipo della maturazione delle uve, con conseguenze sulla qualità e sul grado. I vini sono sempre più zuccherini e alcolici, con sentori speziati più accentuati. E c’è il rischio, se l’incremento delle temperature dovesse continuare, che per alcune zone vitivinicole in zone pedemontane o pianeggianti il clima divent inidoneo per la coltura.

convegno light

È quanto è emerso oggi dal convegno “Il mutamento climatico nella coltivazione della vite”, che si è svolto all’hotel Saccardi, a Caselle di Sommacampagna, con il sostegno di Bper banca e il patrocinio del giornale L’Informatore Agrario, Uvive e Avive. Federica Gaiotti, ricercatrice del centro di ricerca per la viticoltura di Conegliano Crea-Vit, ha illustrato i dati di alcuni studi che dimostrano quanto l’aumento delle temperature stia incidendo sulle colture. Dagli anni Novanta, in particolare, lo stress termico è diventato una costante, con estati molto calde e una diversa distribuzione delle piogge, con eventi brevi e intensi alternati a periodi lunghi senza piogge. “Sempre più spesso la vite si trova a far fronte allo stress ambientale e idrico – ha spiegato Gaiotti -, con anticipo della vendemmia di due settimane e delle fasi fenologiche. L’accumulo delle componenti zuccherine avviene in modo molto più veloce, così come la concentrazione di acidi, favorendo una maggiore sintesi dei composti aromatici. I vini risultano più zuccherini e alcolici, con una maggiore densità olfattiva e sentori più speziati. La carenza idrica mette inoltre a rischio la produttività, con rischio di perdite sotto il profilo economico fino al 40%”.

Indispensabile, quindi, ricorrere a contromisure: “È fondamentale che le aziende vitivinicole siano dotate di un’irrigazione di soccorso e che si adottino strategie come le sfogliature tardive, l’uso di fitoregolatori e biostimolanti, le forme a pergola che permettono una protezione maggiore rispetto al guyot e la rotazione dei filari”.

Un aiuto importante può arrivare anche dalla genetica, che può rafforzare la resistenza ai patogeni e alle avversità climatiche. “Il genoma editing viene considerato l’ideale per l’agricoltura italiana, in quanto non viene classificato come ogm dalla comunità scientifica internazionale e può migliorare le varietà tipiche senza cambiarle – ha chiarito Mario Pezzotti, vicerettore dell’Università di Verona e presidente di Siga, la società italiana di genetica agraria -. È alla portata delle aziende più piccole e può valorizzare i nostri ricercatori. La coltivazione della vite è una pratica millenaria, così come sono molto antiche sono le varietà che rendono unico il patrimonio vitivinicolo italiano. Nel campo del miglioramento genetico della vite la ricerca sta avanzando a grandi passi. Le nuove metodiche consentono di migliorare alcuni caratteri delle cultivar come la resistenza ai parassiti, la resistenza agli stress abiotici e l’adattamento alle mutevoli condizioni climatiche. Peccato che l’Italia sia fortemente in ritardo rispetto agli altri Paesi europei: non consente che si intervenga geneticamente per migliorare le piante, ma non pone freni a importazioni di piante ogm dall’estero, con sovraccarico di costi per gli agricoltori”.

“La viticoltura veronese vive una tradizione millenaria che ha certamente seguito le mutazioni climatiche avvenute ciclicamente – ha detto Paolo Ferrarese, presidente di Confagricoltura Verona -. Oggi occorre porre rimedio a eventi atmosferici indesiderati, estremi e inediti per la nostra provincia: le gelate tardive seguite da una mancanza di precipitazioni del 2017 ce lo ricordano. La genomica e l’agronomia con le nuove tecniche colturali possono fare molto. Ciò che per i nostri padri era innovazione per noi è tradizione: perciò non ci si può fermare nel migliorarsi. Pena il declino delle nostre aziende. La tradizione deve sposare l’innovazione”.

Christian Marchesini, presidente dei viticoltori di Confagricoltura Verona e Veneto, ha ricordato come la vendemmia 2017 abbia confermato come le bizze climatiche stiano diventando una costante: “Cosa possiamo fare per limitare i danni? Le pratiche agronomiche applicate per tanti anni sembrano non essere più sufficienti – ha rimarcato -. In Valpolicella sta tornando la pergola come forma di difesa pergola e anche sulle cultivar dobbiamo orientarci verso varietà più resistenti. Un’altra soluzione potrebbe essere quella di aumentare l’altitudine della vite, ma per ora dobbiamo attenerci ai disciplinari. Per i nuovi impianti l’irrigazione sarà imprescindibile, così come l’adozione di nuovi portainnesti. Infine ci aspettiamo molto dai nostri ricercatori, per aumentare la resistenza agli stress climatici”.

Infine Maurizio Marchesini, referente per l’agricoltura di Bper Banca, ha sottolineato la lunga collaborazione con Confagricoltura: “Da sempre abbiamo una grande attenzione verso le realtà vitivinicole di piccole dimensioni e verso il settore primario – ha detto -, tanto che siamo riusciti a mantenere una sezione di credito agrario che segue con attenzione e con competenza le aziende agricole nelle loro necessità. Il nostro compito è quello di agevolare attività e investimenti con una prontezza nella risposta ed efficacia dell’intervento finanziario. Ormai le calamità naturali sono ricorrenze, quindi grande sarà la nostra attenzione nei confronti della ricerca e delle ricadute future sull’agricoltura”.

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