Un convegno il 12 dicembre sulle nuove colture

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Cresceranno nocciole al posto delle pesche? I bambù sostituiranno i kiwi? La concorrenza dei Paesi europei ed extraeuropei, l’embargo russo e il crollo dei prezzi costringono le aziende agricole veronesi a cercare nuove strade per non chiudere i battenti. In provincia di Verona ci sono 170.000 ettari di superficie agricola, ma un decimo dei terreni, pari a circa 17.000 ettari, ha bisogno urgente di una riconversione dopo che i prezzi di molti prodotti sono scesi a capofitto e gli alberi di pesche, ciliegie e kiwi sono stati tagliati in conseguenza del crollo della redditività. A soffrire in particolare è l’Alta pianura, dal territorio villafranchese e Pescantina, che hanno estirpato kiwi e pesche, a Zevio, Buttapietra e Belfiore, fino al Basso Veronese dove i dolori riguardano i seminativi.

lumache

Per questo gli agricoltori veronesi guardano con interesse alle nuove colture che stanno dando risultati incoraggianti come il bambù, la noce da frutto, il pioppo, l’allevamento di lumache, ma anche le bacche di goji, i semi di chia, il melograno, la canapa e la quinoa, che con le loro proprietà organolettiche e nutritive stanno suscitando molto interesse da parte dei consumatori.

Di questo si parlerà nel convegno “Cambiare si può, a volte si deve – Un’idea per dare all’impresa agricola un indirizzo nuovo”, promosso da Confagricoltura Verona con il contributo di Banco BPM - Banca Popolare di Verona, che si svolgerà martedì 12 dicembre nella sala convegni di Veronamercato. La giornata si aprirà alle 10 con l’introduzione di Paolo Ferrarese, presidente di Confagricoltura Verona. Seguiranno sei storie concrete e originali di prodotti che stanno avendo buone risposte dal mercato. Racconteranno le loro esperienze Stefano Casalini, del consorzio Nogalba che produce la pregiata varietà Lara; Matteo Nardi, direttore commerciale dell’azienda Vivai Onlymoso, pioniera in Europa nella coltivazione e commercializzazione del bambù gigante; Gianni Amidei, presidente di Brio, società di Campagnola di Zevio che produce biologico; Gianluigi Pippa, coltivatore di pioppi, che stanno tornando ad essere appetibili; Gian Maria Franzoni, che si occupa di elicicoltura, allevamento di lumache destinate al consumo alimentare e a prodotti di bellezza; Enrico Masenga, di Confagricoltura Asti, che sta seguendo la grande crescita dei produttori di nocciole. Seguirà un intervento di Banco BPM - Banca Popolare di Verona su “Un prodotto finanziario innovativo” e infine le conclusioni, affidate ad Alberto Negro, direttore dell’Agenzia veneta innovazione del settore primario e Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto.

“Per le nostre aziende agricole è sempre più difficile fare utile con le colture tradizionali della nostra provincia, se non proprio impossibile - spiega Paolo Ferrarese, presidente di Confagricoltura Verona -. L’imprenditore ha tre scelte: mollare, fare meglio quello che ha sempre fatto, oppure cambiare strada, coltura o allevamento. Noi ci proponiamo di indagare quest’ultima opzione, che è la più rischiosa, la più difficile, ma a volte l’unica possibile. Lo facciamo indicando sei percorsi concreti e realistici, attraverso l’esperienza di chi li ha già percorsi con successo, delineando agli agricoltori alcune delle opportunità che potrebbero cogliere nei prossimi anni”.

Banco BPM - Banca Popolare di Verona appoggia l’iniziativa con convinzione. Il settore primario rappresenta infatti un interlocutore privilegiato per Banco BPM - Banca Popolare di Verona, da sempre in prima linea per sviluppare processi per la competitività delle imprese e per favorirne l’accesso al credito grazie all’attività di specialisti e gestori agricoltura e a un catalogo prodotti dedicato, "Semina", caratterizzato da un’ampia flessibilità di soluzioni, frutto dell'ascolto continuo delle istanze provenienti dal settore.

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