Mele, produzione a macchia di leopardo

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Una produzione a macchia di leopardo per le mele, che hanno risentito di un andamento meteo tutt’altro che favorevole tra gelate, grandine e siccità. Calo del 30% nella zona produttiva veronese di Zevio, Ronco e Belfiore, mentre sono andate meglio Villafranca e il Basso Veronese, nella zona che va da Minerbe, Roverchiara e Palù a Terrazzo e Legnago.

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La grande calura estiva, in generale, ha tuttavia prodotto due effetti negativi: da un lato la pezzatura dei frutti e dall’altro il crollo dei consumi della mela estiva Gala. “Avevamo una grande aspettativa sulle Gala – dice Pietro Spellini, vicepresidente e frutticoltore di Confagricoltura Verona -, per le quali era stata prospettata una quotazione di 80 centesimi al chilo. Invece l’inizio di settembre molto caldo ha portato i consumatori a orientarsi ancora all’acquisto di meloni, albicocche e pesche, lasciando fuori dal carrello le mele, ritenute più un frutto autunnale. Perciò i primi consuntivi sono nettamente al di sotto delle aspettative, con prezzi di 20-30 centesimi al chilo, a fronte di costi di produzione intorno ai 50 centesimi, che chiaramente costituiscono una perdita per i produttori”.

Per quanto riguarda le mele invernali, la raccolta delle Golden Delicious, iniziata il 6 settembre, è in dirittura d’arrivo, ma la pezzatura è in generale inferiore ai 65 millimetri e quotata poco sul mercato. “Ci aspettavamo che, data la scarsa produzione, la pezzatura sarebbe stata grossa – dice Spellini -. Invece la grande calura ha portato a una produzione di frutti piccoli. Adesso guardiamo con fiducia alla raccolta della Granny Smith, iniziata ieri, che potrebbe darci qualche soddisfazione”.

Per le pere un’annata senza infamia né lode, con le William e le Kaiser quotate 40-50 centesimi al chilo. Sia per le pere e le mele si calcola, però una perdita fino al 20% dovuta alla cimice asiatica, che si è diffusa in maniera capillare nella campagna veronese. A gravare in negativo anche l’eliminazione dei voucher: “Il nuovo sistema non funziona e nessun agricoltore lo ha adottato – rimarca Spellini -. In tanti abbiamo optato per l’assunzione a tempo determinato, con costi lievitati che costituiranno un’ulteriore perdita, considerando che la raccolta è stata insoddisfacente”.

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