Aviaria, il Veronese rimane zona rossa

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Per le province di Padova e Vicenza si avvicina la fine delle restrizioni applicate per un anno e mezzo agli allevamenti avicoli in seguito all’influenza aviaria. In un incontro che si è svolto nei giorni scorsi in Regione, alla presenza dell’assessore all’agricoltura Giuseppe Pan e dei servizi veterinari, è stata ventilata l’ipotesi di accogliere favorevolmente la richiesta di Confagricoltura Veneto, di Assoavi e dalle altre associazioni agricole di limitare la zona rossa (area ad alto rischio di infezione) solo alla provincia veronese, a Sud della A4, escludendo le province di Vicenza e Padova che passeranno a gialla, soggetta a minori restrizioni.

 

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“Sui Colli Euganei e sui Colli Berici da mesi non si è verificato più alcun caso di infezione – spiega Michele Barbetta, presidente del settore avicolo di Confagricoltura Veneto -. Inoltre, già prima si erano verificati pochi casi e circoscritti a poche zone, non essendoci la concentrazione di allevamenti che invece è presente nel territorio veronese. Infine, da oltre 18 mesi gli allevamenti all’aperto, ad eccezione di qualche giorno per non perdere la qualifica, hanno sempre tenuto gli animali al chiuso, come da prescrizione. Ci sembra giusto quindi, per tutelare le produzioni presenti nella Regione Veneto, il ritorno alla normalità, anche se con obbligo di sorveglianza e di attivare corsi di formazione continua per gli allevatori in collaborazione con la Regione. Resta chiaro che, siccome la provincia di Verona rimane una zona ad alto rischio, concordiamo che debbano rimanere le restrizioni totali, che dureranno per un periodo che la Regione definirà”.

 

Nella zona rossa rimarranno, in sostanza, gli allevamenti nei Comuni sotto la A4. In quell’area non potranno essere attivati nuovi insediamenti avicoli all’aperto (biologici e free-range) e gli allevamenti esistenti saranno mantenuti, ma dovranno eseguire tutte le prescrizioni che le Ulss di competenza indicheranno. Il pollame dovrà essere protetto dal contatto con volatili selvatici. Nella zona gialla, o a medio rischio, saranno attivate chiusure temporanee solo qualora la Regione intraveda rischi potenziali, come nella zona rossa. Confagricoltura chiede di adottare misure di bio-sicurezza e controlli anche negli allevamenti minori e che la Regione Veneto appronti un piano di emergenza, attivabile attraverso le Ulss, in modo da affrontare tempestivamente l’eventuale diffusione della malattia infettiva, limitando i danni diretti e indiretti.

 

Gli allevamenti padovani che sono nella zona rossa e passeranno in quella gialla sono Borgo Veneto, Carceri, Casale di Scodosia, Este, Lozzo Atesino, Megliadino San Vitale, Monselice, Montagnana, Ospedaletto Euganeo, Ponso, Rovolon, Sant’Elena, Urbana, Vo’.

Gli allevamenti vicentini che passeranno in zona gialla sono invece quelli di Agugliaro, Albettone, Asigliano Veneto, Barbarano Mossano, Campiglia dei Berici, Castegnero, Gambellara, Grumolo delle Abbadesse, Longare, Lonigo, Montegalda, Montegaldella, Nanto, Noventa vicentina, Pojana Maggiore, Sarego, Sossano, Torri di Quartesolo, Villaga. I Comuni veronesi sono 56 e sono tutti quelli del Basso veronese, più Castelnuovo del Garda.

 

A partire dall’inizio degli anni Duemila, il Veneto è stato coinvolto in numerose epidemie di influenza aviaria, sia a bassa che ad alta patogenicità. Nel 2017 si è assistito a una nuova emergenza epidemica, nel corso della quale sono stati abbattuti milioni di volatili, con un costo che per la pubblica amministrazione ha superato i 40 milioni di euro a livello nazionale, di cui 11,2 nella Regione Veneto. A questi vanno aggiunti i costi dei danni per gli allevatori. Per ridurre il rischio di diffusione, il ministero della Salute ha previsto il divieto di allevamento all’aperto nelle aree a rischio, decaduto il 30 giugno di quest’anno.

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