Riso, no a ulteriori concessioni all’India sul Basmati

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Forte preoccupazione dei risicoltori veronesi per la possibilità che l’Ue possa concordare con l’India un allargamento della lista delle varietà di riso Basmati semigreggio da importare, ancora una volta con livello zero di dazio. La consultazione pubblica che la Commissione europea ha lanciato sul Web ha riscosso grande fermento e interventi fortemente critici verso le nuove concessioni, con la richiesta di maggiore fermezza della Commissione.

 

riso vialone nano

 

“Anche Confagricoltura Verona ha partecipato alla consultazione pubblica – spiega Romualdo Caifa, presidente dei risicoltori dell’associazione scaligera – per esprimere la contrarietà a un provvedimento che rischia di farci chiudere. Sono già nove le varietà di Basmati importate dall’India e le importazioni massicce di riso dai Paesi asiatici hanno già inciso fortemente sul crollo del prezzo del riso italiano. È sbagliato pensare che, siccome certi tipi di Basmati noi non li produciamo, la loro importazione non influisca sul mercato. Ogni spostamento comporta una sovrapposizione e un calo dei prezzi. Senza contare che noi di produzione di risi asiatici ne avevamo molte, vedi il Thai Bonnet, e ora stanno inevitabilmente diminuendo. A parità di regole ben venga la concorrenza, ma a queste condizioni equivale a un suicidio collettivo: non possiamo competere con chi importa riso a dazio zero a prezzi bassissimi, grazie un costo della manodopera dieci volte inferiore e assenza di regole e controlli. Noi usiamo prodotti per il diserbo più ecologici e loro quelli che da noi sarebbero proibiti, noi siamo obbligati a lavorare con standard qualitativi alti e loro no. Però lasciamo che esportino il loro prodotto e non tuteliamo i nostri produttori”.

 

Unica nota positiva, l’obbligo di indicazione sulle etichette del riso, introdotto dal ministero, che distingue tra prodotto coltivato in Italia e all’estero. Ma purtroppo non basta. “Il valore del Carnaroli è crollato in tre anni del 50% e perciò non lo produrremo più – sottolinea Caifa -. Il Vialone Nano, prodotto finora a Verona, Mantova e Pavia, ora verrà coltivato nelle zone che soffrono con il Carnaroli e quindi il prezzo sarà destinato a scendere. Già oggi la situazione è drammatica, con un prezzo che va dai 33 ai 36 euro al quintale a fronte di 35-40 euro di costo di produzione. Siamo prigionieri di una politica cieca, che ci porterà, di questo passo, a chiudere l’attività”.

 

La provincia di Verona è la regina del riso in Veneto, con 2.453 ettari totali coltivati sui 3.615 regionali, di cui 1.597 ettari a Vialone nano (di cui circa un terzo Igp), 109 ad Arborio e 681 a Carnaroli (dati 2016 dell’Ente nazionale risi).

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